La nuova struttura del sistema umano

Questo testo integra e precisa i precedenti pubblicati su www.unigov.org e sui siti collegati. In particolare, tutti quelli che riguardano la struttura dei sistemi complessi come quello umano e gli effetti che ne derivano. Cercherò di sintetizzare al massimo concetti, idee, strategia e prassi da seguire. Le problematiche dei sistemi complessi si possono affrontare solo in modo complesso. Si può semplificare il più possibile ma non di più.

Purtroppo, le forze prevalenti del sistema umano hanno cercato di rallentare il processo progressivo della complessità iniettando numerose complicazioni. Ciò è stato voluto per limitare l’effetto attrattivo delle perturbazioni (effetto farfalla) e la capacità di auto-organizzazione, due delle proprietà dei sistemi complessi, in modo che il sistema sia più resiliente.

Tuttavia, questa iniezione di complicazioni ha reso il sistema più resistente  ma la sua struttura più vulnerabile. Ciò significa che l’umanità nel suo complesso è in grado oggi di adattarsi meglio di prima alle condizioni ambientali e che la sua struttura può essere più agevolmente modificata ed adeguata alle esigenze non solo dell’umanità nel suo insieme ma anche a ciascuno dei soggetti che ne fanno parte.

L’essere umano e le sue necessità

Per vivere e svilupparci, dobbiamo soddisfare necessità. Abbiamo sei livelli di necessità. In ordine naturale di priorità, abbiamo bisogno di aria, acqua, cibo, sonno, sesso, vestiti e salute[1], poi di rifugio, sicurezza e protezione[2], poi di appartenenza ed affetto[3], poi di autostima e riconoscimento[4], poi di libertà, autonomia ed indipendenza[5] ed infine di realizzare la nostra identità, il sé[6].

Un bisogno insoddisfatto induce a concentrare le energie motivazionali verso condotte tese a soddisfare quel bisogno ed impedisce l’accesso ai bisogni superiori nella scala. La mancata soddisfazione di bisogni fisiologici essenziali provoca sofferenza e malattia ed impedisce di soddisfare le altre necessità. Senza sicurezza non si può provare affetto. Senza affetto non si può provare autostima. Senza autostima non si può conquistare libertà. Senza libertà non si può realizzare il proprio sé.

L’ordine di priorità dipende dalla nostra specifica natura: l’essere umano è prima di tutto un essere vivente, poi un animale, poi un animale evoluto ed infine l’animale più evoluto. Perciò, come tutti gli esseri viventi, prima deve soddisfare necessità vitali, poi necessità tipiche degli animali, poi necessità tipiche degli animali evoluti ed infine le necessità particolari che derivano dal suo essere l’animale più evoluto.

Seguendo l’ordine naturale di priorità e con un minimo di risorse, ognuno di noi può soddisfare le proprie necessità in relazione alle capacità personali. Ma, spesso, le necessità si manifestano in un ordine di priorità diverso da quello naturale. Lo possiamo definire ordine artificiale. La causa è il modo in cui ciascuno percepisce per effetto dell’interazione del fenotipo individuale con gli altri e con l’ambiente. A sua volta, il modo di percepire e di dedurre dipende dal genotipo personale ereditato.

L’ordine artificiale di priorità in cui si manifestano le necessità è una delle cause principali del nostro malessere e dei nostri limiti. Invertendo l’ordine naturale di priorità, noi neghiamo la nostra natura e rinunciamo alla nostra massima evoluzione.

Secondo il tipo di inversione, possiamo avere effetti più o meno gravi. Se si cerca di realizzare il proprio sé prima di aver soddisfatto il bisogno di libertà, si provoca la propria dipendenza ed oppressione. Se si cerca libertà prima di autostima e riconoscimento si cade in depressione. Se si cerca autostima e riconoscimento prima dell’affetto si provoca il proprio isolamento. Se si cerca affetto prima della sicurezza si provocano fobie. Se si cerca sicurezza prima di acqua, cibo, sonno e salute, si soffre fisicamente. Maggiore è la distanza fra priorità artificiali e priorità naturali e più aumenta il malessere.

La mente reagisce agli effetti provocati dall’inversione di priorità delle necessità con l’autoconvinzione. Ci si può convincere di sopravvivere dopo la morte fisica, di non avere paura, di poter vivere senza amore, di avere vinto e di essere liberi ma l’illusione non porta alla realizzazione del proprio sé. Ciò non significa che l’autoconvinzione sia di per sé negativa. Anzi, credere di poter fare ciò che si ritiene giusto ed utile rafforza la propria determinazione sia nell’agire sia nel resistere agli ostacoli. Ma c’è differenza fra l’autoconvinzione di poter soddisfare le proprie necessità secondo l’ordine naturale di priorità e quella che deriva dall’ordine artificiale.

Nel primo caso, la volontà individuale è in armonia con la propria natura e con l’ambiente: ciò consente la massima evoluzione individuale possibile. Nel secondo caso, la volontà è in contrasto con la propria natura e spesso anche con l’ambiente: ciò provoca una sospensione od un’interruzione del proprio sviluppo individuale quando non addirittura un’involuzione.

Il sistema umano e la sua struttura

L’umanità è un sistema complesso con struttura gerarchica. Ha quindi tutte le caratteristiche dei sistemi complessi e quelle delle gerarchie.

Essendo un sistema complesso, è formato da tante parti interagenti in modo non lineare ed è in equilibrio dinamico instabile. La ridondanza delle parti assicura forte resilienza e grande capacità di auto-organizzazione.

Avendo struttura gerarchica, la valenza delle parti dipende dal livello sul quale si trovano: ogni parte rappresenta la totalità del sistema rispetto alle parti che si trovano sui livelli inferiori, mentre rappresenta solo se stessa rispetto alle parti che si trovano sui livelli superiori. Questa struttura si è formata per effetto della regola della selezione, resa possibile dalla elevata ridondanza.

Lo stato dell’umanità e le sue cause

Dalla rivoluzione agricola fino a qualche decennio fa, lo stato complessivo del sistema umano poteva essere analizzato e valutato in base alle sole condizioni delle sue parti, cioè all’insieme degli esseri umani. Ora, il livello di sviluppo delle forze produttive ed il livello dei consumi pongono la necessità di analizzare il sistema umano insieme al suo ambiente. Si tratta cioè di analizzare la condizione umana di oggi in relazione alla limitatezza delle risorse naturali ed agli effetti del loro impiego sul sistema ecologico.

Le condizioni dell’umanità sono note. Un quarto di noi utilizza tre quarti delle risorse naturali del pianeta. Il sistema economico è fondato sullo sfruttamento del lavoro, cioè sulla differenza fra valore di scambio dei beni e servizi prodotti ed il valore complessivo riconosciuto al lavoro necessario a produrli. Su questa differenza è fondata non solo la produzione ma anche la moneta e la finanza. Il livello di produzione, cioè la quantità di prodotti, non dipende dal rapporto con i bisogni sociali ma dal profitto. La moneta non rappresenta beni e servizi reali esistenti ma beni e servizi che saranno prodotti in futuro e, quindi, il lavoro che sarà necessario per produrli. La finanza non rappresenta le risorse necessarie a produrre ma valori inesistenti con i quali si realizzano profitti fittizi che non derivano dal lavoro ma da operazioni speculative con le quali si scambiano valute con altre valute o con titoli derivati dai fattori fondamentali dell’economia reale.

È noto che le risorse naturali, le materie prime che si possono trasformare in prodotti e soprattutto l’energia (ad eccezione di quella solare) utilizzata per produrre, sono limitate. Tutti i combustibili fossili e nucleari si stanno esaurendo ed i loro prezzi sono in forte aumento. Fra poco tempo saremo senza carbone, petrolio, gas naturale ed uranio. Se gli attuali consumi del quarto di noi che vive meglio fossero estesi a tutti gli abitanti del pianeta, tutte le risorse naturali si esaurirebbero in qualche decennio.

Nello stesso tempo, conosciamo anche le condizioni ambientali e l’impatto dell’umanità sull’intero pianeta. La nostra impronta ecologica supera già di un quinto la sostenibilità del pianeta ed il prevedibile aumento dei consumi degli abitanti dei paesi in via di sviluppo (in Russia, Brasile, Cina ed India vivono due miliardi di abitanti) sta rapidamente accelerando il livello di insostenibilità.

La valutazione dei risultati dell’analisi dello stato del sistema umano e dello stato del sistema ambientale è molto negativa. Perciò, non si può parlare solo di crisi sistemica dell’umanità ma di crisi intersistemica globale che coinvolge l’essere umano e la natura della quale fa parte. È una realtà percepita ma ancora non riconosciuta. Questa crisi trae origine, come tutte quelle precedenti, dalla struttura del sistema umano, aggravata dalla mancata presa di coscienza del nostro rapporto con la natura. Tale duplice condizione negativa è causa del modo di percezione dal quale nasce l’ordine artificiale in cui si manifestano i problemi. Le cause originarie sono dunque strutturali, nel senso che dipendono dalle soluzioni adottate per risolvere problemi precedenti.

Questa crisi si presenta come la più grave da quando esiste l’essere umano. I suoi effetti possono essere catastrofici per l’umanità e coinvolgere l’intero pianeta. Per evitarlo, bisogna ideare ed adottare soluzioni per affrontare e risolvere gli effetti negativi delle soluzioni precedenti (gli attuali problemi) e nello stesso tempo per modificare la struttura dalla quale hanno origine tutte le soluzioni precedenti.

La nuova struttura del sistema umano

La nuova struttura deve essere trasformata da gerarchia in conarchia. Ciò significa eliminare i livelli che determinano la duplice valenza delle parti e stabilire un unico percorso per funzioni organiche, nel quale ogni essere umano abbia un ruolo ed una valenza non in base al livello sul quale si trova ma secondo le sue esigenze, propensioni e capacità reali.

Poiché è la vita che determina la coscienza e non il contrario, e poiché la vita dipende dalle condizioni materiali, la nuova struttura deve prima di tutto consentire a tutti di vivere e di poter prendere coscienza della realtà. E, poiché le condizioni materiali dipendono dai rapporti economici, bisogna adottare una soluzione che incida sugli attuali rapporti di produzione.

La forma più appropriata per incidere sugli attuali rapporti di produzione è la partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione delle imprese. Ciò significa far partecipare i lavoratori ai rischi ed ai risultati delle attività economiche. Per far nascere la nuova forma bisogna ridistribuire la ricchezza scollegando la moneta a corso legale dall’economia reale e sostituendo le monete a corso legale prive di qualsiasi valore reale con una moneta garantita da capitali di imprese produttive, cioè da lavoro già prestato, che rappresenti il lavoro futuro necessario a produrre i beni e servizi che con essa saranno scambiati: una moneta garantita da valore reale esistente, emessa per conto di chi s’impegna a prestare lavoro futuro e ripartita in parti uguali fra tutti gli abitanti adulti del pianeta.

Con questa nuova forma economica, il livello di produzione si svincola dal profitto collegandosi ai bisogni sociali reali e si programma secondo l’ordine di priorità naturale dei bisogni. Poiché la forma dei rapporti economici, in quanto rapporti sociali, rappresenta la condizione prevalente dei rapporti sociali, tutte le altre manifestazioni umane (giuridiche, politiche, spirituali, religiose, scientifiche, artistiche e filosofiche) dovranno progressivamente adattarsi alla nuova forma dei rapporti di produzione determinando una nuova coscienza sociale. Dalla nuova forma economica e dalla nuova coscienza sociale nascerà una nuova coscienza ecologica, per esempio eliminando gli sprechi e rispettando l’ambiente naturale, e, quindi, per la prima volta, una coscienza intersistemica, una coscienza non solo globale ma anche universale.

Come far nascere la nuova struttura

I processi di trasformazione delle forme dei rapporti di produzione possono essere constatati dalle scienze naturali e dalla storia. Ma come provocare il nuovo processo? Non basta la contraddizione fra livello di sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione. Non basta la condizione in cui si trovano sette od otto abitanti del pianeta su dieci. Nessuna formazione sociale tipica del sistema precedente ha mai provocato una rivoluzione. Nemmeno le classi più svantaggiate. Al massimo, si sono ribellate.

Le classi di ogni sistema si sono sempre formate nel sistema precedente e ruotano intorno ai principi del sistema del quale fanno parte, anche se ciò comporta autolesionismo. Né i contadini ed i funzionari di casta delle società asiatiche, né gli schiavi od i liberi cittadini della società schiavistiche, né i nobili od i servi delle società feudali, né i proletari od i capitalisti delle società borghesi hanno mai promosso una rivoluzione. Ogni nuovo sistema nasce dall’azione di una nuova classe che si è formata nel sistema precedente. La modifica della struttura del sistema umano ed il destino dell’umanità dipendono quindi da una nuova formazione sociale che nasca nell’attuale sistema e che approfitti delle contraddizioni fra livello di sviluppo delle forze produttive e rapporti economici meglio delle classi che si sono formate nel sistema precedente. In sostanza, il nuovo nasce dall’esaurimento e dal declino del vecchio ma solo sotto la spinta di chi evolve nel vecchio.

Perciò, la soluzione dei problemi reali e la trasformazione della struttura del sistema potranno essere soltanto per iniziativa della nuova formazione sociale che adotterà rapporti di produzione fondati sulla partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione delle imprese e la moneta del lavoro. Si tratta di un processo storico che non può essere innescato da gruppi anche molto grandi di uno od alcuni paesi bensì da una parte significativa degli abitanti di tutti i paesi, i quali dimostrino che le soluzioni adottate sono valide non solo per ogni paese ma per ciascun essere umano. La nuova formazione dovrà quindi essere globale, nel senso che nasce e si sviluppa su ogni parte del pianeta, e dovrà proporre soluzioni universali, cioè valide per ogni essere umano.

Settembre 24, 2008.

Rodolfo Marusi Guareschi

 



[1] Bisogni fisiologici, la prima motivazione sviluppata, legata agli stati fisici necessari per vivere ed evitare o superare il disagio.

[2] Bisogni di sicurezza, si manifestano solo dopo aver soddisfatto i bisogni fisiologici, e constano della ricerca di contatto e protezione.

[3] Bisogni di appartenenza, desiderio di far parte di un'estesa unità sociale (famiglia, gruppo amicale), che nasce solo dopo aver soddisfatto i bisogni di sicurezza.

[4] Bisogni di stima, esigenza di avere dai partner dell'interazione un riscontro sul proprio apporto e sul proprio contributo, si attiva solo dopo aver soddisfatto i bisogni interpersonali.

[5] Bisogni di indipendenza, esigenza di autonomia, realizzazione e completezza del proprio contributo, si attiva solo dopo aver soddisfatto i bisogni di stima.

[6] Bisogni di auto-realizzazione, di superare i propri limiti e collocarsi entro una prospettiva super-individuale, essere partecipe col mondo.